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lunedì 6 agosto 2018

IL SOLE AD HIROSHIMA: FIORI E LANTERNE GALLEGGIANTI






COLOMBE BIANCHE PER UN GIORNO
Oggi alle 08:15 il Giappone si è fermato per un minuto. Il mondo ricorda le vittime di quel tragico evento di 73 anni fa che vide cadere dal cielo una bomba micidiale (little boy) che distrusse la città di Hiroshima e la maggior parte dei suoi abitanti.




….per l’occasione vogliamo tornare indietro nel tempo, precisamente al 6 Agosto del 2005 quando abbiamo partecipato al 60° anniversario.
La sveglia, che non sentivo da giorni, mi ha riportato per un attimo nel mio letto di casa, pronta a ricordarmi di alzarmi per andare al lavoro. 
Invece ora, sempre utilissima, ci ricorda di muoverci per non perdere il treno per Hiroshima. Lo zaino lo avevamo preparato la sera prima, mettendoci l’occorrente per una notte fuori e un cambio per il giorno, non si sa mai. 
Come al solito il mio bagaglietto era il doppio di quello del Dade. Colazione veloce in stazione, binario 4 e shinkansen per Hiroshima. 

Mentre ero intento ad ammirare il paesaggio, il treno si è fermato qualche minuto, e non essendoci nessuna stazione mi sono meravigliato del fatto. Subito dopo sono iniziate a comparire una serie di messaggi nei video del vagone e dopo la lunga sfilza i ideogrammi sono arrivati quelli in inglese. Letteralmente dicevano: “ci scusiamo con gli onorevoli viaggiatori, ma il treno raggiungerà la stazione di Hiroshima con 1 minuto e 40 secondi di ritardo… causa terremoto
Ci scusiamo ancora infinitamente per il disagio”. Sorprendente che la compagnia dei treni si scusasse per il ritardo dovuto ad un evento naturale. Da noi manco ci avrebbero avvertito, e il treno sarebbe arrivato come minimo due ore dopo , anche se il terremoto non ci fosse stato. Ma non polemizziamo, ora dopo 13 anni è un tantino migliorato.


Il treno arrivò esattamente all’orario previsto più il minuto e quaranta di ritardo. La città appariva inconsueta. Mi aspettavo qualcosa di super tecnologico, essendo una città rasa al suolo nella seconda guerra mondiale e ricostruita completamente. Invece tutto sembrava ”normale”, quasi modesto, come se la batosta presa avesse concentrato l’attenzione su altro. Nonostante sia tutto rifatto e nuovo, c’è un non so che di nostalgico e malinconico. Viali lunghissimi e dritti con ai lati cipressi scolpiti, strade larghe come le avenue americane, poi, a cascata le strade laterali, pressoché anonime e simili tra loro. Arrivammo in dieci minuti circa in una di queste traverse con cinquanta semafori e lucine, poi svoltato a destra ci ritrovammo di fronte un caseggiato con mattoni a vista, un pò vecchia America: il nostro hotel. E’ come se la ricostruzione fosse stata effettuata dagli americani, forse è così, non lo so, ma assomiglia molto ad una San Francisco, dove anche qui il tram corre in centro alle strade su e giù cavalcando collinette caratteristiche che donano un pò di vivacità a questa triste città. 

Il tram era proprio carino, sedili in legno manici per reggersi e tantissimi avvisi pubblicitari appesi un pò ovunque. Passeggiammo un pò intorno all’hotel e incontrammo, quasi per caso il “Dome”, la famosa struttura rimasta in piedi dopo i bombardamenti. Detto "Cupola della bomba atomica" è un sito appartenente dal 1996 alla lista dei Patrimoni dell'umanità dell'Unesco. 

L'edificio, leggo dalla traduzione inglese dei pannelli antistanti, venne progettato dall'architetto ceco Jan Letzel e la sua costruzione terminò nel mese di aprile del 1915. Il palazzo fu destinato ad ospitare la fiera commerciale della prefettura di Hiroshima. Esso cambiò nome varie volte, ma ebbe sempre scopi prettamente commerciali. Fino a quando il 6 agosto 1945 l'esplosione nucleare che avvenne a 150 metri dall'edificio risparmio’ la struttura che lo sorreggeva. Questa costruzione rimane in questo stato fino ad oggi e viene utilizzata come un monito a favore dell'eliminazione di ogni arsenale nucleare, simbolo di speranza e pace. Tutti in Giappone sanno cos’è l’Hiroshima Peace Memorial (Genbaku Dome). 

Di sera ha un effetto suggestivo e malinconico. Le luci che lo illuminano sfrontatamente, creano ombre proiettate all’interno dell’edificio che si modificano man mano che gli si gira intorno. E’ come se dentro ci fosse un anima. Tornammo in camera anche perchè la sveglia era puntata presto e il giorno dopo sarebbe stato un giorno importante: ci saremmo spacciati per giornalisti. “Notte Dade”, “Notte Pata”, ”ma hai visto che roba quella struttura?”, “Si Pata fa impressione..”, “Speriamo che queste cose non accadino piu?”, “Si speriamo, …notte.”

Il metro viaggiava già colmo di persone a quell’ora e all’uscita mi colpì particolarmente il tombino con le foglie di momiji (acero) che scambiandolo per una sorta di scultura da non calpestare, mi fece quasi inciampare. Poi lo sguardo fù tutto rivolto in strada dove una lunga carovana di persone si stava dirigendo al memoriale e ai lati, tantissimi bambini distribuivano delle rose bianche. I nostri compagni di viaggio ci passarono delle targhette con i nostri nominativi con la qualifica, per un giorno, di giornalisti. 


Non servivano per passare gratis, come un italiano farebbe, o per entrare da giornalisti, ma solo per stare vicini, altrimenti ci avrebbero separati. La folla era davvero tanta e si capiva che avevano dovuto aggiungere delle sedie in piu’ per accomodare il più alto numero di persone possibile. Avevano il colore diverso, mentre le nostre sedie erano bianche come tutti i decori presenti nel luogo. Io e Dade dividemmo la cuffia del traduttore, come facciamo sulla spiaggia per ascoltare la musica. 

Seppure giornalisti per un giorno, non avevamo i posti migliori, ma eravamo dislocati a circa metà dell’anfiteatro all’aperto, sotto il sole. Tanti giapponesi, ma anche tantissimi stranieri di cui metà sicuramente americani. Il memoriale iniziò con una presentazione del sindaco di Hiroshima sull’importanza di ricordare questo giorno, poi a turno si susseguivano canti soavi e interventi di politici ed esponenti della cultura internazionale. 

Poi furono letti i messaggi degli altri capi di stato e del Papa, per concludere con una serie di canti tipo gospel. Non era tutto chiaro, la traduttrice biascicava un italiano non perfetto. Ma era chiaro che non eravamo ad una festa. I toni, gli applausi, i brusii quasi impercettibili ce lo facevano capire. 


Due ore sotto il sole mattutino, per fortuna abbastanza clemente, si conclusero con un colpo sensazionale: la liberazione di cento colombe bianche che uscirono all’unisono da delle gabbiette sparse un po’ ovunque, anche se prima se ne ignorava l’esistenza. 
Veramente d’effetto vedere queste anime pure raggiungere e scorrazzare in cielo, come si spera facciano i tanti bimbi rimasti morti in seguito all’impatto. Un grande applauso lunghissimo commesse un po tutti, io per primo, e asciugando di tanto in tanto gli occhi con il dorso della mano, aspettammo che la gente affluisce all’esterno. 

Fuori, miriadi di rose venivano distribuite ai visitatori e a breve tutta la città, ne sarebbe stata invasa. Seguimmo anche noi la processione che ci portò nel giardino posto al lato in fronte al memoriale, dove il “muro del pianto” era circondato da bambini che vi attaccavano gli origami a forma di gru. Essendo stracolmo, era stato predisposto un gazebo in ferro battuto dove attaccarvi gli origami. 


Ne fecimo uno a testa e lo attaccammo in qualche modo, anche noi in mezzo alle milioni di gru di carta presenti. La gru è simbolo di pace e lunga vita, ogni giapponese ricorda la storia della bambina (Sadako Sasaki) che realizzo più di mille origami di carta, legandoli a queste pareti, per salvare il fratellino ammalatosi in seguito alle radiazioni. Non furono sufficienti e il bambino morì, ma da allora il muro del pianto è per Hiroshima il simbolo della rinascita. 

Ho ancora i brividi nelle braccia, anche se può sembrare ipocrita, vivere il momento ti segna profondamente e non puoi non commuoverti vedendo questi piccoli gesti d’amore. Un tocco di campana interrompe la scena e la folla comincia una processione lungo il fiume. 

Quel gesto di gettare nel fiume le rose, me lo ricorderò per sempre. Un stretta al cuore che va via con lentezza, un angoscia persistente, e una speranza che parte lungo il corso d’acqua per raggiungere tutte le popolazioni del mondo. Un messaggio di pace in un gesto innocuo come un fiore nel fiume, ma veramente toccante. La gente è davvero tanta, nemmeno a un concerto ne ho visti così tanti, e poi tutti disciplinati ripetono ininterrottamente il rito senza atti di protagonismo. Una popolazione, che ancora oggi, respira l’aria contaminata dall’atomica, che si e’ ricostruita la vita, che non dimentica tutte le persone care disperse e racconta al mondo una storia terribile che non deve più accadere. Anche questo sono i giapponesi. 

Il sole incominciava ad insistere, mentre la processione sembrava non finire mai. Ritornammo al metrò passando di nuovo dal “Dome” e ancora tanta era la gente che aspettava in fila la possibilità di attaccare la sua gru. Scivolammo giù dalle scale fino alla carrozza della metro. Pienissima. I butta dentro, che vidi finalmente per la prima volta, spingevano la gente per permettere alle porte di chiudersi, e soprattutto al treno di partire per rispettare l’orario. Accalcati come mucche al macello, eravamo tranquilli che nessuno ci avrebbe rubato il portafoglio. 




Arrivammo a destinazione per una doccia in tutta tranquillità, una cenetta a base di okonomiyaki e una passeggiata sul fiume dove la cerimonia continua con l’immersione nel fiume delle lampade galleggianti. Una lanterna di carta personalizzata con preghiere, desideri, disegni, scivola dolcemente nel fiume dalle mani di un bambino che guarda la mamma per sapere se ha fatto bene. 

La mamma annuisce e lui insegue la lanterna per qualche passo fino a quando si confonde con le altre. Noi restiamo a bocca aperta. Si avverte la presenza di un’intera città, riversata, ai bordi del fiume per ricordare le vittime di quel tragico 1945 e sopratutto per esprimere buoni auspici per il futuro.

Questa giornata commovente ed intensa si conclude, giornalisti per un giorno, abbiamo assistito da vicino alla commemorazione di una brutta tragedia. 


Noi c’eravamo…….ora, non ci resta che sperare che tali orrori non si compiano più!




giovedì 2 agosto 2018

CHE SETE! VUOI UNA BIBITA GIAPPONESE?






AIUTO, SI SALVI CHI PUO’?


Tutti ormai riconoscono il tè verde e il sakè come le classiche bevande giapponesi, e lo sono davvero. In realtà però il Giappone è la patria dei test dove i grandi marchi del beverage si divertono ad inserire sempre più strane bibite. 
I giapponesi, dal canto loro, non sembrano offesi da questa offerta, ma sono pronti a  provare ogni tipo di bevanda. Forse è un modo per uscire dalla routine e dai rigidi standard della società.

Prima di fare qualche esempio sul mondo beverage nipponico, non possiamo dimenticare che anche la birra ha un ruolo centrale sulle tavole giapponesi. 


Sapporo, Kirin, Asahi e Suntory sono tra le più famose, ma ci sono tutta una serie di marche locali che si possono gustare solo in certe zone, e non essendo esportate, solo in Giappone le puoi trovare. Chi fosse interessato, in questo articolo può trovare ulteriori dettagli curiosi https://www.japan-guide.com/e/e2037_beer.html



Birra e sakè li puoi trovare ovunque, ma sono la scelta obbligata in un izakaya. Con il termine izakaya (居酒屋) composto dalle parole "i" (sedersi), saka (sakè) e ya (negozio) si intende un tipico locale giapponese, che vende bevande accompagnate da cibo.  L’atmosferà informale lo rende meno austero di certi ristoranti di lusso dove le cameriere servono con il kimono.



Se invece desideri un soft drink, devi optare per un supermercato o un distributore automatico jidō hanbaiki (自動販売機). Ne trovi a migliaia in tutte le vie del Giappone. Qui ti puoi sbizzarrire.










Tra le bevande più strane mi ricordo che qualche anno fa, spopolava la PEPSI allo YOGURT. Chiamata anche Pepsi White, è una varietà lattiginosa, che appariva ovunque; per strada nei cartelloni pubblicitari degli bus, sui treni e persino negli uffici comunali. E’ stata poi sostituita con la Pepsi Baobab, al sapore di baobab.



Sugli scaffali dei supermercati è facile trovare il RAMUNE al classico gusto di limone/lime. La sua prima comparsa risale al 1872, e da allora la sua produzione non si è mai fermata.

Viene venduto in bottiglie singole, tutte con una forma decisamente singolare. All'interno del collo della bottiglia di vetro c'è infatti una “biglia”, che serve per chiudere e aprire l'uscita del liquido. Divertente!

I giapponesi amano le bevande analcoliche: secondo i sondaggi il 40% della popolazione (ovvero più di 50 milioni di persone) beve almeno una di queste bevande al giorno.

In Giappone ci sono i “gusti” più assurdi, tanto che viene da pensare che abbiano papille gustative diverse dalle nostre, e in effetti a volte sembrano alieni. Oppure inventino certe assurdità solo per vedere se ci caschiamo e si fanno due risate alle spalle di qualcuno di noi, increduli gaijin (stranieri).


Ogni anno infatti vengono introdotte sul mercato un migliaio di nuove bevande come per esempio la PEPSI AL CETRIOLO, introdotta in commercio nel 2007. L’abbiamo testata e oltre al cetriolo che ha un gusto leggero ma particolare, la bevanda può essere molto dissetante se non fosse per il mix, con il gusto cola, che a nostro avviso stona parecchio.

Una bevanda che sopravvive dal 1919 viene prodotta dalla società CALPIS, o come dicono i giapponesi カルピス(Karupisu) vengono considerate popolari e longeve. Trattasi di bevande a base di latte, il gusto base è quello dello yogurt dolce e poi spesso sono aromatizzate con vari gusti di frutta.



Dovete sapere che il successo di questa bibita è andato ben oltre il Giappone. Forse qualcuno l’ha provata anche nel suo paese ma sicuramente con un nome diverso. Infatti il nome è stato cambiato in Calpico perchè Calpis richiama le parole inglesi “cow piss” cioè “pipì di mucca”. Non proprio accattivante!
Parte del suo successo sembra sia dovuto alla forma disidratata di facile conservazione, ma si vende ovviamente anche prediluita e in tante altre varianti tra le quali la più assurda, dal nostro punto di vista, è quella con bollicine calda fumante.

Nonostante il tè verde sia nel mondo l’emblema del Sol Levante, molti giapponesi preferiscono il MUGICHA (麦茶), il tè all’orzo. Il leggero sapore di caffè lo rende molto popolare in estate. La maggior parte dei distributori automatici ne è fornito quindi non avrete problemi ad assaggiarlo. 

Noi, ci siamo astenuti e abbiamo optato per una bevanda all’uva, uno tra i frutti più amati in Giappone. A questo gusto esistono tantissime bevande diverse (per esempio la Welch’s Grape 100), caramelle e snack di vario genere. Tra le bibite, quelle contenenti la gelatina a pezzi sono tra le più amate tanto che trovarle nei distributori, a volte, diventa un’impresa.


Altro distributore altro test: la MELON SODA. Se sappia veramente di melone o no rimane tuttora un mistero. Ha un colore verde acceso e pizzica. Mi stavo già pentendo del mio acquisto quando ho raccolto un po’ di coraggio e ne ho bevuto un sorso. Non male, dovete provarla!

Ci è capitato di fermarci davanti ad un distributore in una via poco affollata, anche perché a volte ci nascondiamo per fumare una sigarettina…ahi ahi! Qui ci incuriosisce una bevanda della quale non siamo convinti. Nonostante mastichiamo un pochino di giapponese, siamo increduli nel pensare che questa bibita sia latte materno. Chiediamo al primo passante il quale ci conferma che è latte materno confezionato. Aiuto! 

Avevamo già sentito una cosa simile, e pare che anche gli inglesi abbiano fatto un gelato a base di latte “umano”, che dopo 2 giorni è stato sequestrato dalle autorità per i possibili rischi sanitari…. Ci pare così inquietante solo l’idea delle mamme spremute per confezionare le bottigliette, che optiamo subito per un’altra bibita dall’aria più rassicurante.

Anche questa scelta non si rivela azzeccata. Dalla bottiglietta sembrava la classica acqua minerale, ma al gusto si è rilevata completamente insapore. La pubblicità recita: tanto gusto e poche calorie. Boh! Ma l’acqua ha calorie?

Ovviamente questi sono solo pochi esempi di quello che può offrire il mercato nippponico in termini di stramberie da bere. 
A questo punto non vi resta che raggiungere il Giappone, fermarvi davanti ad un distributore e provarle una ad una!



Mandateci le vostre foto e i vostri commenti….



mercoledì 1 agosto 2018

NARA: L’INVASIONE DEI BAMBI





L'ANTICA CAPITALE



Di una cosa non puoi dimenticarti quando pensi a Nara: i bambi che invadono la città.

A soli 42 km a sud di Kyoto, un tempo antica capitale del Giappone, la città è ricordata anche come culla dell’arte, della letteratura e della cultura giapponese, avendo, l’industria, preso il volo verso altre zone.

Li per li, appena usciti dalla stazione, Nara sembra una cittadina modesta. Percorri il lungo viale centrale, come indicato in tutte le piantine per turisti e ti ritrovi davanti ad un piccolo laghetto, forse artificiale chiamato lo stagno “Sarusawa-ike”. A quel punto ti domandi, tutto qui?

In realtà, Nara è una città tutta da scoprire e cartina alla mano, basta girare l’angolo che si spalancano mille attrazioni. La prima di tutte è il tempio” Kofukuji”, detto il tempio della famiglia Fushihara, uno dei clan più famosi all’epoca del periodo Heian. Con i suoi 50 metri di altezza e le 5 pagode, non puoi non vederla. 


E’ la seconda più alta del Giappone, (la più alta è il Toji di Kyoto) ed è spesso contornata dai cerbiatti che si riparano all’ombra creata dalla struttura. “Bambi” che ci accompagnano per tutto il percorso fino ad arrivare al tempio Todai-ji, quello del grande Buddha. Qui la miriade di turisti si concentra a scattare foto sia al Buddha che ai bambi, tantissimi e insistenti sempre in cerca di biscottini. 


Ovviamente non potevamo astenerci dal comprare anche noi la razione per il cerbiatto. Ma attenzione a non essere troppo generosi altrimenti ti seguiranno per tutto il parco cercando di arraffare tutto ciò che indossi.
La magnificenza della statua, il “Daibutsu-den”, incute una certa senzazione di onnipresenza e di mistero. Iniziata la costruzione nel 725, fu portata a termine nel 749, ma nell’885 la testa del Buddha crollò a causa di un grande terremoto. 

Dopo svariati incendi e vicissitudini legate alla guerra riacquistò il prestigio grazie ai monaci che ne fecero un luogo di studi. Alta 14,7 metri è un vero e proprio must per i turisti. La sala, tutta in legno, è la più grande del mondo e misura 57 metri di larghezza per 50 di profondità e 49 di altezza. Ciò permette di visitare e ammirare la statua da tutte le angolazioni. Facendo tutto il giro del perimetro, troviamo ad attenderci dei souvenir e un monaco che incide ideogrammi su un libretto portafortuna. Impossibile dire di no! Ma prima di fare tutto ciò devi passare all’interno di un tronco scavato, non abbastanza per farci passare la mia “pancetta”, e spuntare dall’altra parte per ricevere, dicono, la benevolenza del Buddha. Peccato!

Si può intuire dall’architettura, come Nara sia profondamente legata al buddismo e i templi Todai-ji, Horyu-ji, e Yakushi-ji oltre ad essere registrati come Patrimonio Mondiale dell'Umanità, sono famose mete turistiche della città. Detto ciò, si potrebbe considerare che i veri abitanti della zona siano in realtà i 1.500 cervi selvatici. Circolano liberamente nel parco tanto che a volte, un po’ troppo curiosi di spingono nelle zone abitate e la popolazione, si ferma con l’auto per fargli attraversare la strada, in fondo che male fanno.

Quando andiamo a Nara, siamo ormai abituati a pranzare in un piccolo localino a gestione famigliare che ci serve un’okonomiyaki fantastica. Non lontano dallo stagno, sulla via principale troverete una vetrina accattivante con tutti i piatti e le portate in cera presenti nel menù. Io sono affezionato all’okonomiyaki con udon, manzo e verdure, Dade preferisce i gamberetti. Il posto non è chic, puzza anche un tantino e il fumo sprigionato dalle piastre sul tavolo resterà anche sui vostri vestiti per qualche oretta. Il cibo è però molto buono e i prezzi sono contenuti. Ormai non possiamo cambiare meta, mi sentirei di offenderli…..

Se non è troppo caldo ci spingiamo dopo il parco e raggiungiamo il tempio Ryushoin
Si cammina un po’ percorrendo un sentiero con scalinate e sassi. Magari fate come noi una pausa alla macchinetta per dissetarvi prima di raggiungere la vetta. Se invece andate a primavera o in autunno, non c’e’ problema. 

Una volta in cima, è possibile ammirare dalla balconata tutta la città, rinfrescarsi con del tè a disposizione e riposarsi sulle stuoie di tatami sparse all’interno della struttura. Si respira un’area rarefatta e un silenzio immenso rotto solo dai rintocchi delle campane che i visitatori scuotono per esaudire i loro desideri. Suoniamo anche noi, e quei rintocchi nell’aria si distribuiscono per tutta la vallata. Emozionante davvero!
Ormai tardi ci dirigiamo verso la stazione attraversando la parte sinistra della città. Case tipiche e abitazioni private fanno da contorno alle strade spesso non asfaltate. I colori della natura sono ben presenti in tutte le stagioni e si confondono coi cornicioni e le sagomate tegole che catturano la nostra attenzione di fotografi.


Il sole ormai pallido ci regala un tramonto fantastico, che continuiamo a sognare nel sonno che ci colpisce sul treno del ritorno. 

Grazie Nara, non ci deludi mai!








apri la mappa

COME ARRIVARCI

Da Kyoto e Osaka, servono 50 minuti di treno con la Nara line.

Dall'aeroporto internazionale di Kansai o l'aeroporto internazionale di Osaka, un autobus per arrivare collega la città in 1 ~ 1,5 ore.





lunedì 30 luglio 2018

TUTTI NUDI A OKAYAMA








Agli occhi degli occidentali, non ha la fama di Kyoto o di altre città famose del Giappone, anzi è una delle città meno conosciute, spesso non inclusa negli itinerari dei viaggi organizzati, ma proprio per questo non è detto che abbia meno fascino. Stiamo parlando della città di Okayama (岡山市).
Capoluogo della omonima prefettura, situata nella regione del Chūgoku nell'isola di Honshū, con soli circa 700.000 abitanti si visita facilmente ed è un ottima alternativa da cui effettuare gite in giornata per destinazioni limitrofe come Kurashiki, Fukuyama, Hiroshima, Kobe e Himeji . 

La prima volta che l’abbiamo visitata ci ha subito incantato. Uscendo dalla stazione ti sembra di essere in un luogo tranquillo che già conosci. Stradone classico principale da cui si diramano le vie secondarie, dove in fondo c’e’ il parco, il castello e il giardino, e che giardino! Ci abiterei volentieri.
La città ospita infatti uno dei tre più famosi giardini del Giappone: il Kōrakuen (後楽園). Edificato all'inizio del 18°secolo, utilizza al massimo livello una tecnica paesaggistica nota come shakkei (借景 "paesaggio in prestito") che consiste nell'inserimento di elementi esterni al giardino in modo tale che sembrino farne parte.

Ad esempio il limitrofo castello di Okayama (岡山城), le montagne circostanti e altri elementi distanti sono inquadrati fra gli alberi, gli edifici e le colline interne al giardino in modo che ne sembrino parte o gli facciano da sfondo. A differenza dei soliti giardini di sassi, qui ad essere pettinata è anche l’erba.







Durante il mese di agosto, è possibile gustarsi un po’ di sano streetfood nel parco che alla sera si illumina di poesia. 


Prima, il tramonto ci regala delle foto fantastiche immortalando le sagome pagodate degli edifici presenti nel giardino. 





Poi, si accendono mille lucine che coreograficamente si distendono lungo tutte le collinette e i campi di fiori. 










Strani ombrelli bangasa, da scoprire durante il percorso, si distinguono grazie ad una retroilluminazione studiata nel dettaglio. Il gioco di colori che creano è davvero suggestivo. Nell’ombra dell’acqua degli stagni si sentono le bocche delle carpe koi infrangere il bordo della superficie dell’acqua in cerca di cibo. Le puoi scorgere solo nei pochi tratti sfiorati dalle luci. 

L’atmosfera è gioiosa ma non caotica, le distese immense di erba verde e le colline con il castello fanno da sfondo offrendo al visitatore una serata alternativa all’aperto, con qualche zanzara, ma con tanto fascino. Qui, si può percepire lo spazio in cui i guerrieri con l’elmo lottavano ai piedi del castello per impedirne l’invasione. 
Qui si respira un pezzo di storia



All’interno del castello si può infatti indossare l’armatura, entrare in un carretto porta persone e fare la classica foto di rito.

Lasciando il caldo di Agosto, Okayama offre un altro spettacolo, non della natura, ma dell’uomo: l'Hadaka Matsuri, ovvero la festa dell'uomo nudo. 







L'Hadaka Matsuri (裸祭り è una tipologia di festività giapponese locale (matsuri), nella quale i partecipanti indossano tutti un fundoshi (sorta di mutanda giapponese) ma può capitare che non indossino proprio nulla. 

La nudità in Giappone non rappresenta volgarità ma sacra tradizione. L'Hadaka Matsuri è la più famosa di tutto il Giappone e risale al periodo in cui Nara era la capitale del paese. 


La tradizione prevede la selezione casuale di un individuo, chiamato Uomo Nudo o Uomo dello Spirito (shin-otoko), che completamente denudato ha il ruolo di assorbire tutta la sfortuna dei pochi che riescono a toccarlo. Durante la notte i giovani partecipanti, dopo aver vissuto alcuni giorni in isolamento, in veglia e in preghiera, si radunano nel tempio e presentano offerte. Dopodiché ha inizio la gara, in cui cercano di afferrare un ramo che pende dal soffitto a cui sono stati appesi dei mochi (dolci tipici di riso).


Ovviamente la gara mette tutti in competizione, ma nessun partecipante riuscirebbe a raggiungere il ramo senza l'aiuto degli altri partecipanti. Quando i mochi sono stati afferrati, vengono prima offerti alla divinità e poi spartiti fra gli iniziati. 


La straordinaria foga che caratterizza la manifestazione porta il prescelto ad una ragguardevole serie di abrasioni, ecchimosi, ematomi ed altri infortuni più o meno gravi. Dopo la gara, tutti indossano il kimono e l’hakama (abito cerimoniale degli adulti) e consumano il banchetto rituale. 

Ogni anno, circa 9000 persone prendono parte attivamente alla celebrazione e fino a trecentomila vi assistono. Scegli se vuoi partecipare o solo assistere!







COME ARRIVARCI: 

Dalla stazione di Tokyo = (4 ore e 20 minuti con Shinkansen Hikari) 
Dalla stazione di Kyoto = (1 ora e 30 minuti con Shinkansen Hikari) 

Depliant kayama Prefettura e dintorni 

Okayama mappa della città 

Google map



DA VEDERE:

Museo Orientale della città di Okayama

È il primo museo in Giappone dedicato esclusivamente all’arte e alla cultura del Vicino e Medio Oriente, in seguito alla donazione alla città di 1947 oggetti. Oggi i visitatori possono ammirare circa 5000 oggetti, classificati in base a quattro temi: dai cacciatori-raccoglitori agli agricoltori-allevatori, la formazione di una cultura urbana e gli antichi imperi, cultura ellena e persiana, il mondo dell’Islam.

· Fermata del tram di Shiroshita, 15 minuti a piedi dalla stazione di Okayama.

· http://www.orientmuseum.jp/page08.php 

Museo delle Belle Arti della prefettura di Okayama

Nel Museo di Belle Arti sono esposte le opere e gli artisti legati alla Prefettura, dal Medioevo ai tempi moderni. Ospita anche il dipinto di un paesaggio di Sesshu (fine XV secolo), che rientra tra i beni culturali importanti e un dipinto di Hotei, una delle sette divinità della fortuna, del grande maestro di scherma Miyamoto Musashi (XVII secolo).

· 5 minuti a piedi dalla fermata del tram Shiroshita.

· http://www.pref.okayama.jp/seikatsu/kenbi/index-e.html 

Museo della prefettura di Okayama

Il museo conserva oggetti legati alla storia e alla cultura della prefettura e numerosi reperti archeologici rinvenuti durante gli scavi nella regione: oggetti d’arte, sculture, ceramiche, sciabole e armature, ecc.

· 1 minuto a piedi dalla fermata dell’autobus Korakuen-mae; 10 minuti a piedi dalla fermata del tram Shiroshita.

· http://www.pref.okayama.jp/kyoiku/kenhaku/English.htm 

Giardino di Korakuen

Sorge sulla riva orientale del fiume Asahi ed è uno dei tre più famosi giardini del Giappone (insieme al giardino di Kenrokuen a Kanazawa e a quello di Kairakuen a Mito). Il giardino che misura 14 ettari è stato creato nel 1700: vi sono antiche case del tè, grandi prati, incantevoli laghi, graziosi boschi e pacifiche colline, sentieri e cascate. Tutti questi elementi si combinano in delicata armonia con le colline e le montagne circostanti. Al susseguirsi delle stagioni gli aceri, i ciliegi e i pruni offrono paesaggi suggestivi.

· fermata dell’autobus Korakuen-mae, 10 minuti a piedi dalla fermata del tram Shiroshita.

· http://www.okayama-korakuen.jp 

Castello di Okayama

Il castello risale alla seconda metà del sedicesimo secolo e fu la residenza della famiglia Ikeda che controllava la regione. La grande torre a quattro piani è stata distrutta durante la seconda guerra mondiale e ricostruita nel 1966. Attualmente è adibita a museo di storia locale. Dall’ultimo piano si può godere di una magnifica vista sulla città. Il castello di Okayama è noto con il nome di Ujo, o Castello del corvo, perché è interamente dipinta di nero.

· 3 minuti a piedi dalla fermata dall’autobus Kencho-mae, 10 minuti a piedi dalla fermata del tram Kencho-dori.

· http://okayama-japan.jp/en/town/town-bizen/121.html 

Museo delle Belle Arti di Hayashibara

Grazie alla splendida collezione del potente clan Ikeda, il museo conserva oltre 10000 oggetti e opere d’arte giapponesi, dipinti, calligrafie, sciabole, armature, costumi di noh, ecc.; alcuni di essi rientrano tra i tesori nazionali e i beni culturali.

· 3 minuti a piedi dalla fermata dell’autobus Kencho-mae, 7 minuti a piedi dalla fermata del tram Kencho-dori.

· http://www.hayashibara-museumofart.jp (solo in giapponese) 

Museo digitale di Okayama

· Inaugurato nel 2005, questo museo unisce il presente e il passato della città in una realtà virtuale.

· 2 minuti a piedi dalla stazione di Okayama.

· http://www.city.okayama.jp/okayama-city-museum/english/e_index.html

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