AIUTO, SI SALVI CHI PUO’?

I giapponesi, dal canto loro, non sembrano offesi da questa offerta, ma sono pronti a provare ogni tipo di bevanda. Forse è un modo per uscire dalla routine e dai rigidi standard della società.
Prima di fare qualche esempio sul mondo beverage nipponico, non possiamo dimenticare che anche la birra ha un ruolo centrale sulle tavole giapponesi.
Prima di fare qualche esempio sul mondo beverage nipponico, non possiamo dimenticare che anche la birra ha un ruolo centrale sulle tavole giapponesi.

Birra e sakè li puoi trovare ovunque, ma sono la scelta obbligata in un izakaya. Con il termine izakaya (居酒屋) composto dalle parole "i" (sedersi), saka (sakè) e ya (negozio) si intende un tipico locale giapponese, che vende bevande accompagnate da cibo. L’atmosferà informale lo rende meno austero di certi ristoranti di lusso dove le cameriere servono con il kimono.
Se invece desideri un soft drink, devi optare per un supermercato o un distributore automatico jidō hanbaiki (自動販売機). Ne trovi a migliaia in tutte le vie del Giappone. Qui ti puoi sbizzarrire.

Sugli scaffali dei supermercati è facile trovare il RAMUNE al classico gusto di limone/lime. La sua prima comparsa risale al 1872, e da allora la sua produzione non si è mai fermata.

I giapponesi amano le bevande analcoliche: secondo i sondaggi il 40% della popolazione (ovvero più di 50 milioni di persone) beve almeno una di queste bevande al giorno.
In Giappone ci sono i “gusti” più assurdi, tanto che viene da pensare che abbiano papille gustative diverse dalle nostre, e in effetti a volte sembrano alieni. Oppure inventino certe assurdità solo per vedere se ci caschiamo e si fanno due risate alle spalle di qualcuno di noi, increduli gaijin (stranieri).

Una bevanda che sopravvive dal 1919 viene prodotta dalla società CALPIS, o come dicono i giapponesi カルピス(Karupisu) vengono considerate popolari e longeve. Trattasi di bevande a base di latte, il gusto base è quello dello yogurt dolce e poi spesso sono aromatizzate con vari gusti di frutta.
Dovete sapere che il successo di questa bibita è andato ben oltre il Giappone. Forse qualcuno l’ha provata anche nel suo paese ma sicuramente con un nome diverso. Infatti il nome è stato cambiato in Calpico perchè Calpis richiama le parole inglesi “cow piss” cioè “pipì di mucca”. Non proprio accattivante!
Parte del suo successo sembra sia dovuto alla forma disidratata di facile conservazione, ma si vende ovviamente anche prediluita e in tante altre varianti tra le quali la più assurda, dal nostro punto di vista, è quella con bollicine calda fumante.
Nonostante il tè verde sia nel mondo l’emblema del Sol Levante, molti giapponesi preferiscono il MUGICHA (麦茶), il tè all’orzo. Il leggero sapore di caffè lo rende molto popolare in estate. La maggior parte dei distributori automatici ne è fornito quindi non avrete problemi ad assaggiarlo.


Ci è capitato di fermarci davanti ad un distributore in una via poco affollata, anche perché a volte ci nascondiamo per fumare una sigarettina…ahi ahi! Qui ci incuriosisce una bevanda della quale non siamo convinti. Nonostante mastichiamo un pochino di giapponese, siamo increduli nel pensare che questa bibita sia latte materno. Chiediamo al primo passante il quale ci conferma che è latte materno confezionato. Aiuto!
Avevamo già sentito una cosa simile, e pare che anche gli inglesi abbiano fatto un gelato a base di latte “umano”, che dopo 2 giorni è stato sequestrato dalle autorità per i possibili rischi sanitari…. Ci pare così inquietante solo l’idea delle mamme spremute per confezionare le bottigliette, che optiamo subito per un’altra bibita dall’aria più rassicurante.

Ovviamente questi sono solo pochi esempi di quello che può offrire il mercato nippponico in termini di stramberie da bere.
A questo punto non vi resta che raggiungere il Giappone, fermarvi davanti ad un distributore e provarle una ad una!
Mandateci le vostre foto e i vostri commenti….
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